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Museo diocesano d'arte sacra
Questo piccolo museo, voluto per evitare la dispersione di molte opere d’arte nel territorio reggiano, fu inaugurato nel 2000, all’interno del palazzo vescovile. Il percorso espositivo è concepito in maniera di raccontare la storia della chiesa reggiana attraverso le strutture ecclesiastiche che hanno contribuito a far crescere la fede nel territorio.
La prima sala è dedicata ai monasteri, centri di preghiera, raccoglimento e lavoro. Vi è esposto l’affresco staccato con la Crocifissione di Bartolomeo e Jacopino da Reggio, pittori di metà Trecento che uniscono le novità del primo Giotto con un stile immediato e popolareggiante. L’altra Crocifissione della sala è una scultura lignea del Quattrocento, di un artista vicino alla cultura tedesca, come si evince dall’eccessiva drammaticità e teatralità dell’insieme. I capitelli esposti sono databili al XII secolo, mentre la mitria, di fabbrica lucchese, proviene dal monastero benedettino di Marola, fondato da Matilde di Canossa.
La seconda sala è dedicata alle pievi, viste come centro per la diffusione della fede. All’interno si può vedere il monumentale portale della pieve di Castellarano, realizzazione dell’ambito di Wiligelmo, oltre ad una serie di capitelli della pieve di Carpineti. La pergamena, invece, è firmata da Matilde di Canossa. Vi sono, inoltre, molte oggetti di oreficeria del XV e XVI secolo, oltre a due piatti di ceramica, di produzione urbinate, già appartenuti ai Gonzaga di Novellara.
La terza e ultima sala è dedicata alla cattedrale, vista come simbolo unitario per i credenti, nonché sede del vescovo. All’interno si trovano, infatti, molte opere od oggetti un tempo presenti nel duomo o nel suo capitolo, come i mosaici pavimentali rinvenuti durante alcuni scavi sotto il duomo. Il grande affresco di foggia bizantina, databile al XIII secolo (periodo di grande presenza di artisti bizantini in Italia), col Cristo in mandorla e angeli si trovava sulla facciata della cattedrale fino al 1960, quando fu rimosso per garantirne la conservazione. La Majestatis domini su una lastra marmorea un tempo parte dell’ambone del duomo, è databile tra la fine del XII – inizi del XIII, e rispecchia lo stile della bottega dell’Antelami. Tra i dipinti, vi è la Madonna in trono e santi di Bernardino Orsi (1501), mentre la casula, un abito liturgico, fu indossata da san Carlo Borromeo.
