Skip navigation
REGGIO EMILIA: CAPITALE DIMENTICATA
[t] TPL_JAE_OPEN_ACC_BAR   [x] TPL_JAE_CLOSE_ACC_BAR   [1] TPL_JAE_ACC_BAR_NORMAL_CONTRAST   [2] TPL_JAE_ACC_BAR_HIGH_CONTRAST   [3] TPL_JAE_ACC_BAR_NORMAL_FONT   [4] TPL_JAE_ACC_BAR_MEDIUM_FONT   [5] TPL_JAE_ACC_BAR_HIGH_FONT   [n] TPL_JAE_ACC_BAR_NAV_BAR   [p] TPL_JAE_ACC_BAR_PAGE_CONTENT   [h] TPL_JAE_ACC_BAR_HOME

TPL_JAE_ACC_MAIN_HOME_CONTENT

Ghetto

via dell'Aquila, di Monzermone, della Volta, Caggiati, San Rocco

ghetto.jpeg

Una comunità israelita a Reggio Emilia è attestata sin dai tempi del Libero Comune, quando il senato ne permise l’insediamento con compiti sia commerciali, sia di prestito ad usura. Nel 1492, a seguito della cacciata dei Sefarditi dalla Spagna a Reconquista conclusa, la comunità crebbe notevolmente, grazie soprattutto alle politiche tolleranti attuati dal duca Ercole I d’Este. Durante il 1598 la comunità crebbe ancora, accogliendo molti ebrei in fuga da Ferrara, appena ritornata sotto il dominio dello Stato Pontificio.
Nel 1671, tuttavia, la vita degli ebrei reggiani cambiò radicalmente, con l’apertura del ghetto voluto dalla reggente Laura Martinozzi, vedova di Alfonso IV. Da una situazione in cui vivevano integrati coi cristiani, gli ebrei reggiani si ritrovarono confinati in uno spazio angusto, separati dal resto della città da robusti portoni vegliati costantemente dalle guardie cittadine. Il ghetto occupava via San Rocco, via Caggiati, via della Volta, via Monzermone e via dell’Aquila, dove sorgeva anche il tempio maggiore. Le regole erano alquanto severe: gli ebrei potevano uscire dal ghetto solo di giorno, e solo portando un segno distintivo: un nastro rosso sul cappello per gli uomini, e un nastro rosso a vista per le donne.
L’arrivo delle truppe napoleoniche comportò la distruzione delle porte del ghetto, ponendo fine a più di un secolo di segregazione. Col ritorno del potere ducale dopo il 1815, tornò anche l’obbligo di dimora all’interno dei confini del ghetto, pur senza la presenza dei portoni a separare gli ebrei dal resto della città. L’obbligo fu definitivamente soppresso nel 1859, con l’Unità d’Italia. Tra i cittadini ebraici più importanti del periodo, vi era sicuramente Ulderico Levi, più volte deputato nel Parlamento italiano, e impegnato in costanti attività filantropiche nei confronti della città, come il finanziamento per la costruzione dell’acquedotto cittadino, o per la ricostruzione del teatro Ariosto.
L’introduzione delle legge razziali nel 1938 e le persecuzioni attuate dalla Repubblica di Salò nel 1943, colpirono duramente la comunità ebraica reggiana, che nel dopoguerra si ridusse ad un numero così esiguo da non poter mantenere un tempio, facendosi così assorbire dalla comunità di Modena.

TPL_JAE_ACC_SOCIAL